"Uccidere la natura": l’ecocidio come crimine e come monito. Intervista a Stefania Divertito
Un titolo forte per una realtà drammatica: "Uccidere la natura" (Il Saggiatore, 2025). Non è un’esagerazione, ma una denuncia. Stefania Divertito, da anni impegnata sul fronte del giornalismo ambientale, ha scelto un titolo volutamente crudo per raccontare ciò che, ogni giorno, accade sotto i nostri occhi: la distruzione sistematica della nostra casa comune. Al cuore del libro vi è l’ecocidio, un concetto sempre più discusso in ambito giuridico internazionale, che punta a rendere l’uccisione della natura un crimine riconosciuto al pari del genocidio.
Il reato di ecocidio è stato definito, grazie al lavoro di giuristi di tutto il mondo, come un danno grave, esteso e duraturo agli ecosistemi. L'opera di Divertito si interroga su come e se questo reato potrà diventare legge in sede ONU, ma soprattutto, come sottolinea l’autrice, quale forza deterrente potrebbe avere contro le scelte distruttive di governi e aziende.
La giornalista parte da un vissuto personale: il suo quartiere di origine a Napoli, ancora oggi classificato come Sito di Interesse Nazionale per l’alto livello di inquinamento da raffinerie dismesse. Questa esperienza le ha trasmesso la consapevolezza che la battaglia ecologica nasce dai territori, dalla difesa dell’aria, dell’acqua e della terra che viviamo quotidianamente.
Stefania Divertito ripercorre la grande manifestazione Stop Biocidio del 2013 che mobilitò oltre 100mila persone a Napoli contro la devastazione ambientale delle tante - troppe - Terre dei Fuochi. Quel movimento è stato un punto di svolta per la presa di coscienza collettiva, ma anche un esempio oggi in parte dimenticato: “Quelle voci ci sono ancora, ma sono state silenziate”, afferma.
Una speranza concreta? Fare rete e agire insieme. La salvezza del pianeta passa attraverso la responsabilità collettiva e la capacità dell’umanità di fare comunità. “Il cambiamento climatico è anche una questione di giustizia sociale”, ci ricorda la giornalista. La lotta per il clima, oggi, è anche una lotta di classe, perché le conseguenze dell’inquinamento non colpiscono tutti allo stesso modo. Chi vive nelle periferie globali o in territori inquinati è più esposto e ha meno mezzi per difendersi. Per questo, ogni scelta ambientale è anche una scelta politica.
L’ecocidio: a che punto siamo oggi?
A livello giuridico, l’ecocidio è oggi al centro di un dibattito internazionale. Emanuela Fronza, giurista italiana di riferimento in questo ambito, sostiene che serva tempo per costruire uno strumento giuridico solido. In parallelo, l’Europa ha compiuto passi avanti con l’approvazione della nuova direttiva sui reati ambientali, citando l’ecocidio come riferimento futuro.
In Italia, la legge sugli eco-reati compie 10 anni e ha dimostrato che strumenti legali efficaci possono funzionare, se costruiti con rigore e visione. “Serve tempo per ogni cambiamento — dice Divertito — ma dobbiamo cominciare ora.”
“Uccidere la natura” è, nelle parole dell'autrice, “un dono ai giovani e ai bambini di oggi, futuri adulti di domani”, un tentativo di consegnare uno strumento di consapevolezza e di lotta. Ed il suo sottotitolo – Come l’umanità distrugge e salva l’ambiente – ci lascia comunque con una nota di ottimismo. Un seme, forse, per un futuro migliore. Un invito a scegliere, insieme, in che direzione andare. Perché l’impatto è anche un patto: tra persone, generazioni, territori e coscienze.
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Chi è Stefania Divertito? Giornalista d’inchiesta specializzata in tematiche ambientali. È stata portavoce del ministro dell’Ambiente Sergio Costa e capo ufficio stampa del ministero dell’Ambiente nei governi Conte I, II e in quello Draghi. È stata premiata nel 2005 come «cronista dell’anno» per la sua inchiesta quinquennale sull’uranio impoverito, nel 2013 ha ricevuto il premio Pasolini per la sua inchiesta sull’amianto e nel 2022 ha ricevuto il premio Eternot di Casale Monferrato per il suo impegno contro l'amianto. È autrice di saggi su ambiente, inquinamento ed eco-giustizia.
Articolo a cura di Innovazione Sociale
Videointervista a cura di Antonella Tagliabue, UN-GURU
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