Incubatori e acceleratori in Italia 2025: dati, trend e impatto dell’ecosistema innovativo
Il team di ricerca del Social Innovation Monitor (SIM), insieme ai ricercatori del Politecnico di Torino, ha presentato i risultati dell’analisi dedicata al panorama degli incubatori e acceleratori in Italia. L’incontro ha visto il contributo di Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, Diyala D’Aveni, CEO di Vento Ventures, e Stefano Molino, responsabile del Fondo Acceleratori di CDP, che hanno animato un confronto sulle trasformazioni in atto e sulle prospettive future dell’ecosistema imprenditoriale italiano.
Il report nasce dalla collaborazione con il main partner InnovUp – l’associazione che dal 2012 rappresenta l’intera filiera dell’innovazione italiana – e dal supporto di PNIcube, Italian Competence Center for Social Innovation (ICCSI), Fondazione Giacomo Brodolini e Social Innovation Teams (SIT).
Dallo studio emerge che nel nostro Paese operano 203 incubatori e acceleratori, che impiegano circa 2.300 addetti. Un dato che conferma il ruolo centrale di queste strutture nello sviluppo economico e nella creazione di occupazione qualificata. La maggiore concentrazione si registra nel Nord-Ovest, con una forte presenza in Lombardia, dove sono attive 45 realtà. Seguono Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Toscana, con rispettivamente 21, 22, 17 e 16 incubatori.
Il settore mostra una riduzione superiore al 10% rispetto all’anno precedente, determinata da un numero di chiusure maggiore rispetto alle nuove aperture. Per la prima volta, la ricerca ha approfondito le ragioni di questa contrazione
Come sottolinea il Prof. Paolo Landoni, Direttore della ricerca: “Tra le cause principali spiccano le fusioni societarie, il pivoting verso modelli come i Venture Studio e la conclusione di progetti temporanei o non più sostenibili in un mercato sempre più competitivo. In generale, pur rimanendo una serie di criticità e limiti del nostro ecosistema, la contrazione sembra indicare una ridefinizione e una specializzazione più che una crisi”.
Nel corso del 2024, ogni incubatore ha messo a disposizione in media 2.700 metri quadri di spazi dedicati alle attività di incubazione. Circa il 60% delle strutture dispone di almeno 400 mq, ovvero la soglia minima richiesta per la certificazione.
Tra i servizi più diffusi, l’accompagnamento manageriale risulta il principale, seguito dal supporto allo sviluppo di relazioni e dall’assistenza nella ricerca di finanziamenti. Rilevanti anche l’accesso a spazi fisici e le attività di formazione imprenditoriale e manageriale.
La ricerca ha inoltre indagato, per la prima volta, i servizi di cui gli incubatori stessi si avvalgono per il proprio funzionamento. Come evidenziato dal Vice Direttore della ricerca, Stefano Richeri: “Abbiamo, rilevato che oltre il 93% delle strutture delega attività importanti a fornitori esterni, spaziando dai servizi professionali alla gestione operativa di pulizie e catering. Un segnale significativo è che oltre il 63% di questi soggetti seleziona i propri partner in base all’impatto sociale e ambientale".
Incubatori e acceleratori si confermano un pilastro dell’ecosistema imprenditoriale nazionale
Le startup incubate o accelerate superano quota 5.000, in linea con l’anno precedente. Anche l’impatto economico resta rilevante: il fatturato complessivo di queste realtà ha nuovamente oltrepassato i 600 milioni di euro.
Un’analisi su un campione di oltre 450 startup incubate mette in luce un’evoluzione nei modelli organizzativi. Il numero medio di dipendenti per startup è sceso da 7 a 4, indicando una tendenza verso strutture più snelle e automatizzate. Nonostante ciò, il numero complessivo di addetti supera i 20.300.
Il contributo di incubatori e acceleratori va oltre il supporto alla nascita di nuove imprese. L’85% delle strutture dichiara infatti di svolgere anche attività ulteriori, come partecipazione a bandi, organizzazione di eventi, consulenza per enti pubblici e imprese e attività di scouting e open innovation.
Ampio spazio è dedicato all’impatto sociale e ambientale: quasi il 50% degli incubatori supporta organizzazioni a impatto significativo, mentre poco meno della metà monitora il proprio impatto attraverso strumenti come BIA, SDG, Teoria del Cambiamento o modelli di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale.
I settori più rappresentati tra le organizzazioni incubate a impatto sono quelli della salute e del benessere e della tutela dell’ambiente e degli animali.
Infine, il report affronta i temi di inclusività e parità di genere. L’ecosistema degli incubatori italiani ha raggiunto un equilibrio di genere, un risultato significativo rispetto al passato.
A commento dei risultati, Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, ha dichiarato: “In Italia, gli incubatori e acceleratori continuano a essere attori fondamentali per il rafforzamento e la crescita della filiera innovativa del nostro Paese. I dati del report evidenziano come la contrazione degli incubatori rifletta una specializzazione verso aggregazioni e modelli più efficienti, senza crisi ma con un rafforzamento dell'impatto economico e sociale. Come InnovUp reputiamo che sia essenziale che le politiche supportino questa evoluzione, ampliando certificazioni - come con l'introduzione degli acceleratori certificati di cui attendiamo i primi dati con interesse - e incentivi - a partire dal credito d'imposta dell'8% per investimenti diretti e indiretti in startup, recentemente introdotto e che andrebbe reso strutturale - per favorire la competitività del settore innovativo e la creazione di posti di lavoro altamente qualificati nel Paese”.
Il report completo è disponibile qui
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