Volontariato oggi: evoluzione, nuove forme e ruolo trasformativo
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Volontariato oggi: evoluzione, nuove forme e ruolo trasformativo

È disponibile sul sito di EURICSE  il documento curato da Giacomo Pisani, ricercatore experienced dell’ente, sviluppato nell’ambito del progetto di ricerca “Le frontiere del volontariato: tra evoluzione e nuove forme di attivazione”, con il contributo di Fondazione Caritro.

Nato dal confronto tra studiosi ed esperti del settore, il lavoro propone un’analisi articolata dell’identità del volontariato contemporaneo, mettendo in evidenza la tensione tra i cambiamenti che lo hanno attraversato negli ultimi decenni e la sua originaria vocazione di forza politica e trasformativa.

La pubblicazione si articola in due sezioni principali. La prima, di carattere storico e teorico, raccoglie i contributi di Renato Frisanco, Carlo Borzaga e Felice Scalvini, insieme a Luca Gori, offrendo una ricostruzione dell’evoluzione del volontariato, con particolare attenzione alla sua identità e al quadro normativo di riferimento. La seconda parte, invece, si concentra sulle pratiche contemporanee e include gli interventi di Chiara Tommasini, Francesca Fiori e Maddalena Recla, oltre a Elena Taverna, approfondendo le forme attuali di volontariato e attivismo, soprattutto in relazione alle modalità emergenti di partecipazione, in particolare tra i giovani.

L’analisi prende le mosse dall’esperienza del volontariato radicale degli anni Settanta, descritto come una “risposta di giustizia” capace di incidere concretamente sulle disuguaglianze sociali e di contribuire all’attuazione dei principi sanciti dall’articolo 3 della Costituzione. Con il tempo, tuttavia, questa spinta al cambiamento si è progressivamente affievolita, lasciando spazio, in molti contesti, a un ruolo maggiormente orientato all’erogazione di servizi, spesso su delega pubblica e con una ridotta autonomia progettuale.

Il documento evita però letture semplicistiche o contrapposizioni nette. Come evidenziano Borzaga e Scalvini, la sfida centrale consiste nel ricomporre la dimensione trasformativa con quella di servizio. In questa prospettiva, il volontariato italiano si distingue per la capacità di tradurre valori e visioni in azioni concrete, rivolte sia al supporto delle persone sia al contrasto delle fragilità sociali.

Particolare rilievo è attribuito alle trasformazioni più recenti. Chiara Tommasini propone di parlare di “volontariati” al plurale, per rappresentare la varietà e la ricchezza delle forme di partecipazione, soprattutto tra le nuove generazioni, spesso collocate al confine tra volontariato e attivismo su temi come diritti, ambiente e pace. Le analisi di Fiori e Recla approfondiscono queste esperienze emergenti, mentre Elena Taverna si concentra sulle nuove modalità di collaborazione con le istituzioni pubbliche, come i patti di collaborazione e la figura del “volontario-pattista”, legata alla gestione condivisa dei beni comuni. Infine, Luca Gori interpreta il Codice del Terzo settore, in particolare l’articolo 17, come il riconoscimento di un processo evolutivo in atto, che non dovrebbe essere irrigidito in definizioni statiche.

 

Dalle riflessioni degli autori emerge con chiarezza l’esigenza di preservare il carattere dinamico del volontariato, che non può essere ridotto a una funzione stabile e predefinita

 

Al contrario, esso si configura come uno spazio di innovazione sociale e di critica alle disuguaglianze, mantenendo viva la propria capacità di adattarsi ai bisogni emergenti e alle nuove forme di partecipazione collettiva. In questa prospettiva, il volontariato continua a rappresentare una forza attiva nella costruzione di una società più equa.

 


Le frontiere del volontariato: tra evoluzione e nuove forme di attivazione

 

 

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