Imprese straniere in Italia: 677mila attività e un saldo positivo di oltre 16mila in sei mesi
Sono 677.188 le imprese guidate da cittadini stranieri registrate in Italia al 30 giugno 2026, pari a quasi 700mila attività. Il 79% fa capo a persone originarie di Paesi extra UE. I dati confermano il ruolo ormai consolidato dell’imprenditoria straniera nel sistema economico nazionale. Nei primi sei mesi dell’anno sono state avviate 37.140 nuove imprese, mentre 21.043 hanno cessato l’attività, escluse le cancellazioni d’ufficio. Il bilancio del semestre è quindi positivo per 16.097 imprese.
È quanto emerge dall’analisi dei dati del Registro delle Imprese elaborati da InfoCamere nell’ambito del progetto Futurae, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Unioncamere.
Le imprese guidate da cittadini stranieri costituiscono ormai una componente strutturale dell’economia italiana. Le 677.188 attività registrate rappresentano infatti il 12% del totale nazionale: più di un’impresa su dieci presenta una governance o una proprietà prevalente di origine straniera
Anche la longevità delle attività conferma il consolidamento del fenomeno. Alla fine del 2025, oltre un terzo delle imprese straniere, circa il 35%, aveva superato i 10 anni di vita. Un dato che evidenzia la capacità di una quota significativa di queste realtà di proseguire la propria attività nel tempo e mantenere la propria presenza sul mercato.
Forme giuridiche: crescono le società di capitale
A trainare lo sviluppo dell’imprenditoria straniera non sono soltanto negozi, attività artigiane e imprese individuali. La crescita più marcata riguarda le società di capitale, aumentate dell’11% negli ultimi dodici mesi e ormai oltre quota 160mila.
Le imprese individuali rimangono comunque la forma giuridica più diffusa, con una quota pari a circa il 70% del totale. Il loro ritmo di crescita, tuttavia, sta rallentando, mentre diminuiscono anche le altre forme giuridiche.
Comunità di origine, settori e distribuzione territoriale
Per individuare le principali comunità di imprenditori stranieri occorre analizzare le imprese individuali, l’unica forma giuridica che permette di collegare direttamente l’attività alla nazionalità del titolare.
La comunità più numerosa è quella marocchina, con 53.364 titolari, seguita da quella romena, con 52.541, e da quella cinese, con 50.166. Nel complesso, queste tre comunità rappresentano il 32,4% dei titolari stranieri di imprese individuali.
Seguono i cittadini di Albania, Bangladesh e Pakistan, che nel loro insieme costituiscono il 20%, mentre Egitto, Nigeria e Senegal rappresentano il 10,5%.
Le diverse comunità mostrano specifiche concentrazioni settoriali e territoriali. Gli imprenditori marocchini sono particolarmente presenti nel commercio e registrano le concentrazioni più elevate nelle province dello Stretto, tra Catanzaro, Reggio Calabria e Messina. I titolari romeni si concentrano invece soprattutto nelle costruzioni, con una presenza significativa nelle province di Viterbo, Torino e Cremona. Gli imprenditori cinesi sono particolarmente attivi nel manifatturiero e nei servizi ricreativi. La concentrazione più elevata si registra a Prato, dove rappresentano il 67,2% dei titolari stranieri di imprese individuali, seguita da Fermo, nelle Marche, con il 27,3%.
La distribuzione delle imprese straniere sul territorio nazionale presenta differenze significative. Lombardia e Nord Ovest concentrano complessivamente il 32,7% delle imprese straniere e registrano anche la crescita annua più sostenuta, pari al +1,5%.
Il Mezzogiorno mostra invece un andamento opposto, con una contrazione del 3,6%, particolarmente evidente in Campania e Calabria.
Tra le province, Prato si conferma la più internazionale d’Italia, con un’incidenza delle imprese straniere pari al 33,7%. Seguono Trieste, con il 20,8%, e Imperia, che entra nella classifica al terzo posto con il 18,8%, superando Firenze.
Le informazioni sono consultabili attraverso la dashboard interattiva dedicata al progetto
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