Germogliazioni. I giovani al centro del futuro delle comunità e del Paese
Fonte ACRI

Germogliazioni. I giovani al centro del futuro delle comunità e del Paese

Per il 57% degli italiani la città in cui vivono non offre spazi e opportunità adeguati ai giovani, né luoghi che favoriscano l’incontro con persone nuove e interessanti. La percentuale sale al 69% tra i residenti delle città di medie dimensioni. A questo si aggiunge un problema di accessibilità: quando le occasioni ci sono, risultano troppo costose (31%) o difficilmente raggiungibili (30%).

La maggioranza degli italiani ritiene che offrire più occasioni di crescita e socialità a bambini e ragazzi significhi ridurre il rischio di marginalità sociale, favorire relazioni positive e valorizzare i talenti. È quanto emerge dall’indagine “Gli italiani e il tempo libero. Giovani e adulti a confronto tra interessi e opportunità”, realizzata da SWG.

Il contrasto delle disuguaglianze di opportunità per le nuove generazioni è al centro di “Germogliazioni. Giovani primavera di comunità”, la campagna promossa da Acri e Assifero con quasi 200 Fondazioni associate, in occasione della tredicesima Giornata Europea delle Fondazioni.

 

Dal 22 settembre al 1° ottobre saranno coinvolti 150 progetti in tutta Italia, che ogni giorno offriranno ai giovani esperienze accessibili di cultura, sport, conoscenza, socialità e lavoro. L’elenco completo è disponibile su www.germogliazioni.it

 

Si tratta solo di una piccola rappresentanza delle migliaia di iniziative promosse in tutta la penisola dalle organizzazioni del Terzo settore, impegnate nell’inclusione e nel contrasto delle disuguaglianze. Al loro fianco, quotidianamente, ci sono le Fondazioni, convinte che creare opportunità per tutti i giovani – indipendentemente dalle condizioni sociali di partenza – significhi dare piena attuazione ai principi costituzionali e offrire al Paese la possibilità di crescere grazie al contributo di tutti.

Tra i 150 progetti di Germogliazioni figurano iniziative molto diverse, accomunate dall’obiettivo di offrire nuove opportunità ai ragazzi. Alcune affrontano il contrasto alla povertà educativa fin dai primi anni di vita, con servizi e attività negli asili nido. Altre puntano ad attivare i giovani Neet, attraverso percorsi formativi e di orientamento.
Non mancano esperienze interamente promosse e gestite da under 30, come radio comunitarie, festival culturali, laboratori creativi e spazi autogestiti. Le Fondazioni sostengono anche programmi che facilitano l’accesso al lavoro e all’imprenditorialità giovanile, oltre a iniziative che introducono forme di consultazione diretta dei giovani, fino alla creazione di commissioni giovanili o young advisory board all’interno delle stesse Fondazioni.

“Le Fondazioni di origine bancaria – dichiara il presidente di Acri, Giovanni Azzonesono al fianco delle organizzazioni del Terzo settore che promuovono inclusione e nuove opportunità per i giovani. Siamo convinti che, se non possono crescere e trasformarsi loro, non potrà farlo neppure il Paese. Per questo le Fondazioni intervengono nei propri territori e a livello nazionale – come con il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e il Fondo per la Repubblica Digitale –, perché garantire ai giovani la possibilità di partecipare pienamente significa liberare energie, idee e innovazioni di cui l’Italia ha bisogno per crescere in maniera coesa e inclusiva”.

“Più di due terzi degli associati di Assifero – dichiara il presidente Antonio Danielisostengono iniziative per i giovani: educazione, formazione, prevenzione del disagio, imprenditorialità, orientamento, promozione delle condizioni abilitanti per valorizzare le attitudini e le aspirazioni. Anche Assifero, come associazione, ha deciso di rimarcare la centralità del tema, lavorando con i giovani per intercettarne il protagonismo e favorirne la partecipazione ai processi decisionali. Per il mandato 2025-2029, infatti, è stata affidata una delega strategica alla vicepresidente vicaria Francesca Campora. Il primo passo sarà l’ampliamento del programma Future Chair, già avviato nel 2023, a cui seguirà una serie di azioni volte a sostenere una visione che considera i giovani non meri beneficiari di progetti, ma protagonisti attivi delle scelte che plasmano il futuro delle comunità e del Paese”.

 

 

L’indagine SWG

Dalla ricerca emerge che quasi la metà degli italiani si dichiara insoddisfatta della qualità e quantità del proprio tempo libero. I carichi di studio e lavoro sono il principale ostacolo alla piena disponibilità di tempo per sé, seguiti dai doveri familiari. Concerti, mostre e sport sono le attività più desiderate, ma l’offerta territoriale riesce a soddisfare pienamente solo una parte dei cittadini interessati.

Il divario nella presenza di servizi adeguati è particolarmente evidente nei comuni medio-piccoli (sotto i 100mila abitanti) e nel Mezzogiorno, dove prevale una valutazione negativa dei servizi disponibili. Gli italiani riconoscono che garantire più opportunità ai giovani significherebbe ridurre il rischio di marginalità sociale, favorire relazioni positive e sviluppare talenti, con effetti benefici sull’intera comunità.

L’indagine si basa su un campione statisticamente rappresentativo di italiani tra i 16 e i 75 anni (1.095 interviste complessive), con un sovracampionamento della fascia 16-25 anni (352 interviste), per consentire un confronto di dettaglio tra la popolazione generale e i giovani.

Tempo libero come bisogno comune
Per gli italiani il tempo libero è soprattutto un’occasione per riposarsi e coltivare le proprie passioni; i giovani condividono questa visione ma attribuiscono maggiore importanza al suo valore sociale, considerandolo uno spazio per costruire relazioni significative.

Soddisfazione limitata, ma più alta tra i giovani
Quasi la metà degli italiani si dichiara insoddisfatta della qualità (49%, contro il 39% dei 16-25enni) e della quantità (54%, contro il 50% dei 16-25enni) del proprio tempo libero. Oltre alla disponibilità di tempo, preoccupa però la corrispondenza tra desideri e offerta territoriale: il 59% degli italiani afferma di non riuscire a fare ciò che vorrebbe (51% tra i 16-25enni), e il 52% non è soddisfatto della varietà degli stimoli e delle proposte accessibili. Questo scarto riduce l’atteggiamento proattivo: il 65% dichiara di non riuscire a organizzare il tempo libero come vorrebbe, limitandosi a un consumo passivo delle proposte esistenti (63% tra i 16-25enni).

Ostacoli e barriere
Le principali cause della mancanza di tempo libero sono i carichi di lavoro e studio (44% complessivo, 53% tra i giovani), cui si aggiungono i doveri familiari, più gravosi per gli adulti. I ragazzi segnalano anche difficoltà organizzative e distrazioni digitali, a conferma che la gestione del tempo e l’uso delle tecnologie influiscono in modo significativo sulla qualità del tempo libero.

Cause dei divari
Gli italiani attribuiscono le disuguaglianze di opportunità soprattutto a fattori economici (83%) e territoriali (78%), ma anche alle reti relazionali e familiari (77%). Per i giovani pesano in particolare il contesto territoriale e la cerchia sociale: se l’ambiente non offre stimoli o spazi, la possibilità di vivere esperienze significative si riduce drasticamente.

Offerta territoriale insufficiente e diseguale
Per il 57% degli italiani la città in cui vivono non offre spazi e opportunità adeguati ai giovani (69% nei centri medi), né luoghi che favoriscano nuovi incontri. La situazione peggiora nei piccoli e medi comuni, dove resistono solo alcune forme tradizionali di aggregazione – sport, feste popolari e volontariato – mentre nelle grandi città l’offerta è più ricca e diversificata.

Disallineamento tra interessi e offerta
Le attività più attrattive sono la musica dal vivo (63% della popolazione, 65% dei 16-25enni), le mostre (61% e 56%) e lo sport (58% e 64%). Simile anche la propensione al volontariato (48% e 47%). Tuttavia, l’offerta reale non soddisfa le aspettative: la musica dal vivo è adeguata per appena il 32% degli italiani, le mostre per il 31% e lo sport per il 45%.

Cause dell’insoddisfazione
Oltre alla scarsità di proposte e spazi, gli italiani segnalano costi elevati (31%), distanza delle strutture (30%) e carenza di informazioni chiare sulle opportunità disponibili (29%). Questi fattori non solo limitano la partecipazione, ma accentuano anche le differenze territoriali e sociali.

Impatto sulla qualità della vita
Gli italiani riconoscono che una maggiore soddisfazione dei giovani rispetto al tempo libero avrebbe effetti positivi non solo individuali ma anche sociali: riduzione della marginalità, sviluppo di relazioni costruttive, scoperta di passioni e talenti, crescita della creatività e dell’autostima, miglioramento del benessere emotivo e persino del rendimento scolastico.

 

Il divario di opportunità, quindi, non riguarda soltanto lo svago, ma incide sulla crescita personale e sull’inclusione sociale. Qui la ricerca completa

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