Coesione è competizione: il modello vincente delle imprese italiane
Fonte Unioncamere

Coesione è competizione: il modello vincente delle imprese italiane

Il nuovo rapporto “Coesione è competizione 2026”, realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con AICCON e Ipsos Doxa, analizza i principali fattori che contribuiscono alla competitività del sistema produttivo italiano. Lo studio pone particolare attenzione a quegli elementi che spesso sfuggono agli indicatori economici tradizionali, evidenziando il ruolo strategico della collaborazione tra imprese, comunità e territori.

La coesione rafforza il legame con le comunità locali, consolida il radicamento territoriale delle aziende, accresce il senso di appartenenza dei dipendenti e favorisce una relazione più solida e partecipata con i clienti.

Negli ultimi cinque anni la quota di imprese coesive è aumentata in modo significativo, passando dal 37,4% del 2020 al 43,5% del 2025. Parallelamente è cresciuto anche il numero medio di relazioni sviluppate con attori delle filiere produttive, dei mercati e dei territori, salito da 1,7 nel 2020 a 2,9 nel 2025.

I lavoratori continuano a rappresentare il principale interlocutore delle imprese, sebbene il loro peso relativo risulti inferiore rispetto al 2020, quando l'emergenza pandemica aveva concentrato l'attenzione soprattutto sulla tenuta interna delle organizzazioni. Rispetto al quinquennio precedente, si registra una crescita particolarmente marcata delle collaborazioni con banche (+23 punti percentuali), enti non-profit (+13 punti percentuali), scuole e università, altre imprese e associazioni di categoria (+10 p.p.), clienti (+7 p.p.) e istituzioni (+6 p.p.).

Un'evoluzione che testimonia una forma di coesione più strutturata e matura, non più legata esclusivamente alla gestione delle emergenze, ma orientata alla costruzione di reti stabili per innovare e competere.

Tra il 2020 e il 2025 la diffusione delle imprese coesive cresce in tutte le classi dimensionali. L'incremento più rilevante riguarda le piccole imprese, passate dal 41% al 50%. Anche le microimprese rafforzano la propria dimensione relazionale, con una crescita di quasi tre punti percentuali, dal 29% al 31%, mentre le medio-grandi imprese consolidano livelli già elevati, raggiungendo il 70%.

 

Più investimenti in sostenibilità, digitale e capitale umano

Le imprese coesive mostrano inoltre una propensione agli investimenti green nettamente superiore rispetto a quelle non coesive, sia nel triennio 2023-2025 sia nelle previsioni per il periodo 2026-2028. Nel primo caso, il 68% delle imprese coesive ha investito in sostenibilità ambientale, contro il 41% delle non coesive. Nelle previsioni per il triennio successivo il divario aumenta ulteriormente, con quote pari rispettivamente al 65% e al 38%.

Un vantaggio competitivo significativo emerge anche sul fronte della trasformazione digitale. Nel periodo 2023-2025 oltre tre quarti delle imprese a maggiore relazionalità hanno adottato tecnologie digitali 4.0, a fronte del 49% delle imprese non coesive. Un differenziale che resta elevato anche nelle prospettive per il triennio successivo.

 

Le evidenze raccolte indicano che le imprese maggiormente coesive, inserite in reti strutturate di collaborazione, attente alla qualità del lavoro e aperte al dialogo con istituzioni e società civile, sono anche quelle che investono maggiormente in innovazione, affrontano con più efficacia le transizioni ambientali e digitali e dimostrano una maggiore capacità di risposta agli shock economici

 

I dati lo confermano chiaramente: nel 2026 il 33% delle imprese coesive prevede aumenti di fatturato rispetto all’anno precedente, contro il 20% delle altre; sul fronte occupazionale, il 21% prevede un aumento del personale, contro il 13% delle non coesive.

Le aziende più competitive sono quelle capaci di costruire comunità di lavoro solide, valorizzando persone, competenze e partecipazione. La qualità delle relazioni interne non rappresenta un elemento accessorio dell'organizzazione aziendale, ma una leva strategica per affrontare le trasformazioni in corso. In un Paese caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione, dalla crescente difficoltà nel reperire competenze adeguate e dalla competizione internazionale per attrarre talenti, investire nel benessere delle persone, nella formazione continua, nell'inclusione e nella conciliazione tra vita professionale e privata significa rafforzare produttività, innovazione e capacità attrattiva.

 

La coesione come leva di sviluppo per imprese e territori

La coesione viene percepita sempre più come un bisogno primario. I dati raccolti da Ipsos Doxa per questo rapporto lo confermano con chiarezza: l’85% degli italiani considera oggi la collaborazione e la coesione sociale più importanti che mai, o comunque fondamentali indipendentemente dal contesto storico.

Tra i principali benefici associati a comunità più coese emergono una migliore qualità della vita (45%), una maggiore sicurezza nei luoghi in cui si vive (40%) e una più efficace capacità di affrontare insieme i problemi della comunità (35%). Seguono la possibilità di contare su un aiuto concreto in caso di necessità e il desiderio di sentirsi parte di una comunità più solidale e meno isolata.

“La coesione è un formidabile fattore produttivo – dichiara Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola - in particolare in Italia. L’incrocio tra imprese, comunità, territori, innovazione e bellezza è fondamentale per la nostra economia e per il made in Italy. L’Unione Europea ha indirizzato le risorse del Next Generation EU e anche del Recovery Fund per rilanciare l’economia su coesione -inclusione, transizione verde e digitale. Con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050. L’Italia può essere protagonista della sostenibilità se si sente parte di una sfida comune come le imprese raccontate in questo rapporto. La competitività delle imprese e la vitalità dei territori si rafforzano così reciprocamente, confermando che la coesione non è un vincolo allo sviluppo, ma una delle sue condizioni essenziali. Una convinzione che trova eco nella Magnifica Humanitas di Leone XIV, che nel solco della Rerum Novarum richiama la necessità di governare le grandi trasformazioni senza separare innovazione, dignità del lavoro, libertà delle comunità e bene comune”.

"L’esperienza quotidiana di Intesa Sanpaolo al fianco delle imprese – dichiara Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo - conferma la coesione come fattore determinante per la competitività del tessuto imprenditoriale nel suo complesso. Mai come in questo periodo la coesione tra diversi soggetti economici e in generale nella società può rinsaldare quella comunanza di valori e di obiettivi proficua alla crescita economica. La collaborazione con la Fondazione Symbola alla realizzazione del Rapporto Coesione è competizione richiama un aspetto quanto mai urgente per affrontare adeguatamente le transizioni verso i nuovi assetti: tecnologici, ambientali, internazionali".

“La capacità di costruire relazioni e rapporti stabili nei diversi contesti e territori è un aspetto che caratterizza il modello di sviluppo italiano”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “Basti pensare all’esperienza dei distretti: ecosistemi di piccole e medie imprese che, collaborando, sono riuscite a creare lavoro e sviluppo. Il Rapporto si sofferma sulle imprese coesive, che, in modo più ricco, realizzano questo modello e hanno performance migliori. Ad esempio, sono più rapide ad adottare le nuove tecnologie (il 76% ha investito nella trasformazione digitale nel 2023-2025 contro il 49% delle non coesive), a partire dall’intelligenza artificiale (la utilizza il 31% delle coesive rispetto al 16% delle non coesive). Inoltre, queste imprese investono di più sulle persone (l’87% ha puntato sul miglioramento delle competenze del personale contro il 60% delle altre imprese) e sulla conciliazione tra vita e lavoro, sostenuta dall'8,5% delle imprese coesive contro il 5,1% delle non coesive”.

Il rapporto presenta anche numerosi casi aziendali che dimostrano concretamente il valore della coesione come leva di sviluppo e competitività

Tra questi figura Ferrero, che attraverso la collaborazione con il Terzo settore ha contribuito a rafforzare la filiera del cacao, e Selle Royal, che insieme al mondo non profit ha trasformato gli scarti produttivi in nuove risorse. Altre esperienze raccontano come la cooperazione tra imprese, università e centri di formazione possa ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, intercettando e formando nuovi talenti, come nei casi della Società Benefit SPM e dell’alleanza tra imprese e università della Motor Valley MUNER.
Non mancano esempi di collaborazione tra sistema bancario e imprese, che hanno permesso di sviluppare soluzioni su misura per sostenere la crescita e l'espansione sui mercati internazionali, come dimostrano le esperienze di Lombardo Bikes e Yachtline 1618. Le relazioni diventano inoltre uno strumento per aprire nuovi mercati anche in territori complessi, come evidenzia la collaborazione tra Eolo e i comuni montani.
Significativo anche il caso di Slow Bike Tourism, una rete d’impresa che ha contribuito a rendere più competitive non solo le aziende coinvolte, ma l'intero territorio. Infine, le storie di IFI e No-Made Boards mostrano come la co-progettazione con i clienti possa diventare un fattore decisivo per incrementare competitività e innovazione.

 

Coesione è competizione 2026

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