Monitor Intesa Sanpaolo: la nuova mappa delle fragilità e delle disuguaglianze in Italia
Intesa Sanpaolo lancia il “Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze”, un nuovo progetto di ricerca sviluppato grazie alla collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, la struttura della Banca guidata da Carlo Messina impegnata nei programmi di contrasto alle disuguaglianze e di promozione dell’inclusione sociale, l’AICCON Research Center, il centro di ricerca di Intesa Sanpaolo SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e il Research Department di Intesa Sanpaolo.
L’obiettivo dello studio è approfondire la natura multidimensionale delle fragilità, oggi non più interpretabili esclusivamente attraverso il livello di reddito dei territori, ma come il risultato dell’interazione tra fattori economici, demografici, occupazionali e sociali.
Il Monitor offre una lettura sistemica delle dinamiche territoriali italiane a livello provinciale, basandosi su una piattaforma informativa composta da circa 150 indicatori, suddivisi in 11 domini e 37 dimensioni. L’analisi prende in esame aspetti che vanno dal lavoro al reddito, dalla salute all’istruzione, dall’inclusione sociale alla qualità dei servizi, fino alle componenti produttive e ambientali.
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il Monitor conferma quanto le disuguaglianze siano fenomeni complessi e non lineari, capaci di manifestarsi in modo diverso da territorio a territorio. In questa prospettiva, Intesa Sanpaolo, con la sua capacità di coniugare la dimensione economica e sociale, vuole svolgere un ruolo abilitante nella costruzione di risposte mirate ai bisogni reali delle comunità e delle persone. Le analisi del Monitor saranno utili a orientare l’azione della Banca. Con una vocazione evolutiva e aperta, Intesa Sanpaolo lo mette a disposizione di istituzioni, imprese e attori sociali del Terzo settore per contribuire a creare valore sociale e favorire un impatto sempre più significativo”.
L’analisi mette in luce il ruolo strategico del capitale umano, individuato come il principale fattore in grado di amplificare la crescita dei territori. Nei contesti in cui occupazione, attività imprenditoriale, redditi e servizi si sviluppano in modo integrato emergono infatti percorsi virtuosi di crescita e coesione sociale
Al contrario, livelli elevati di disoccupazione giovanile risultano associati a una minore partecipazione democratica, mentre le aree caratterizzate da una maggiore presenza di giovani NEET mostrano una ridotta capacità di attrazione e un minore dinamismo economico e sociale.
Il rapporto evidenzia inoltre che il legame tra occupazione e benessere non è sempre lineare. Nei territori a bassa densità abitativa e con una popolazione più anziana, la disponibilità di lavoro non si traduce automaticamente in una migliore qualità della vita. La dispersione territoriale, le difficoltà di accesso ai servizi e livelli inferiori di prevenzione sanitaria riducono infatti gli effetti positivi dell’occupazione, anche in aree considerate tradizionalmente virtuose. Diversamente, nei contesti più strutturati, l’integrazione tra lavoro, servizi sanitari, attività di prevenzione e dinamiche demografiche contribuisce a rafforzare il benessere complessivo della popolazione.
La ricerca sottolinea inoltre come legalità e sicurezza non seguano necessariamente gli stessi ritmi dello sviluppo economico.
Dal punto di vista territoriale, pur confermandosi il tradizionale divario tra Nord e Sud, emerge un quadro più articolato, in cui convivono risultati positivi in territori periferici o in difficoltà e situazioni di vulnerabilità all’interno delle province economicamente più avanzate. Questo evidenzia come le traiettorie di sviluppo non siano statiche e come interventi mirati possano contribuire a ridurre i divari esistenti.
Tra gli elementi più innovativi dello studio figura l’analisi dello squilibrio tra i bisogni espressi dai territori e la capacità di risposta dei servizi disponibili. Emergono, ad esempio, sistemi sanitari non sempre adeguati alle necessità delle comunità locali, una carenza di servizi per l’infanzia che limita l’occupazione femminile e un’offerta socioassistenziale insufficiente per rispondere alle esigenze della popolazione anziana.
Particolarmente significativa è anche la lettura “per differenziale”, che mette in relazione i bisogni dei territori con le risorse effettivamente disponibili. Questa metodologia consente di evidenziare gli squilibri tra domanda e offerta di servizi in settori strategici quali sanità, servizi per l’infanzia, inclusione educativa e assistenza agli anziani. Tali criticità interessano anche territori tradizionalmente considerati virtuosi, delineando una “geografia delle fragilità” più complessa e meno prevedibile rispetto alle rappresentazioni convenzionali.
Il monitor è scaricabile qui
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